Dove le strade hanno un cuore.

E poi ci sono quelle strade. Quelle che potresti tracciare a occhi chiusi, quelle dove i giorni si sono avvicendati. Quelle che da scuola ti conducevano a casa. Quelle con le schiere di amici, quelle in tre su un motorino, quelle delle feste, del mare. Dei primi appuntamenti, degli amori timidi, contrastati, tachicardici. Se le ripercorri a piedi, le intermittenze del cuore sembrano ingombrare ogni passo. Ne arrivi ad avvertire persino il rumore, ma non c’entra nulla il tintinnio del tacco dodici sull’asfalto irregolare. È l’eco, l’eco profondo dei tuoi sogni. Sono ancora lì,tra l’edicola e il piccolo supermarket; sono lì, vividi e prepotenti, tra il bar e la fermata dell’autobus. Con la forza e la fede di credere in un futuro lineare, ingenuo, assoluto e assolato. Come è stato veloce quel futuro a raggiungerti. E come si è disvelato, imprevedibile, tanto dissimile da speranze e presagi. Eppure sei grata alla vita, e ti ci muovi come se fosse la tua, da sempre. Perché sai che sei riuscita a restare te stessa, nonostante tutto. Perché non hai lasciato spazio ai rimpianti, al dolore, all’aridità. E hai una libertà incommensurabile, impagabile: puoi calcare ancora quel suolo, a schiena dritta, con lo stesso spirito adolescente e curioso, con la fede certa che il famigerato “tempo per ogni cosa” non sia mera illusione.

Viva la scuola delle competenze!

Intanto sole, vento, vino e trallallà

Compito di realtà: partendo da farina e uova, l’alunno ottenga delle tagliatelle emiliane.

Consegna agli studenti:

Dovrai ammassare e stendere una sfoglia sottilissima, quasi trasparente.

Avrai a disposizione una tavola, un matterello e un coltello per tagliare le fettuccine.

In questa meravigliosa Unità di Apprendimento, imparerai a collaborare con i tuoi compagni, usando il matterello e il coltello non per colpirli in testa e sugli stinchi, ma per contribuire al raggiungimento di un fantastico obiettivo comune.

Imparerai che la farina non va sniffata, ma serve per rendere il piano di lavoro più efficace.

I professori ti lasceranno esprimere e saranno solo osservatori sistematici delle tue competenze, spazzando e raccogliendo i residui della lavorazione, per non urtare la suscettibilità dei collaboratori.

Il tuo lavoro sarà presentato nel giorno della rendicontazione, di fronte ai genitori, al parroco, alla perpetua, al sindaco, agli assessori e al presidente del Consiglio, (non appena ce ne…

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La mala scuola, o del tarpare le ali.

Intanto sole, vento, vino e trallallà

Luigi ha tredici anni. La fronte sempre aggrottata, gli occhi bassi. Non servono lunghe analisi, lo percepisco dal primo minuto del primo giorno in classe: Luigi odia la scuola. Al test d’ingresso non prende neppure la penna in mano. Mi avvicino, non vuole aiuto, si innervosisce. Piange. Nei giorni seguenti prosegue imperterrito:inverte le materie, dimentica libri e quaderni. Guarda per ore oltre la finestra. Provo ad avvicinarlo a piccoli passi;uso il sorriso che con gli altri, fin troppo espansivi, devo dosare con estrema parsimonia. E così mentre sto uscendo, al cambio dell’ora, mi viene vicino e mi sussurra: “prof…so’ BES”.

Tra gli acronimi che stanno trascinando a fondo la scuola, io lo metterei tra i primi. “Bisogni Educativi Speciali”. Ovvero, come gli insegnanti siano costretti “per legge” a improvvisarsi operatori sanitari e sociali, diagnosticando disturbi apprenditivi e della personalità. O, peggio ancora, ad arrogarsi il diritto di definire certe famiglie…

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Guardare oltre.

Intanto sole, vento, vino e trallallà

“La parola “intelligente” deriva dal latino, viene da “intus” e “legere”: “leggere dentro”. La persona intelligente è quella che sa guardare dentro le cose, dentro le persone, dentro i fatti.

Ecco, inutile cercare complesse spiegazioni socio-psico-antropologiche.

Viviamo in una società che difetta d’intelligenza. O che mortifica l’intelligenza residua, in ogni ambito. Punto.

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Scendere a terra. Di nuovo.

Non ho capito bene cosa sia accaduto, settembre è stato un interminabile giro di giostra, sul tagadà, senza scendere mai. Non mi capitava da un ventennio, di stare a casa il sabato sera e, soprattutto, di dormire dodici ore di fila. Stamattina, con tanto sole, ho capito di avere di nuovo la terra sotto i piedi. Accolgo felice ottobre: magari stavolta salirò sugli autoscontri (sempre meglio delle catene o, in modo meno urbano, calci in the B-side), ma adesso sono pronta. Che bello, nel mezzo del cammin di nostra vita, scoprire il potere del sonno. Anche se la nottambula che è in me già grida vendetta. Happy Sunday😁☀️☀️☀️☀️

Memories of June

Intanto sole, vento, vino e trallallà

Quando Eleonora era molto piccola, intorno ai tre-quattro anni, nei pomeriggi invernali spesso mi chiedeva di prenderle una scatola in un ripiano alto dell’armadio, a lei inaccessibile.

Tiravo giù quell’affare giallo paglierino a motivi provenzali; lei l’apriva con l’impazienza di una bambina che scarta un uovo di Pasqua per scovarne la sorpresa. Tra lo sciabordare di buste e bustine, avvicinava il visetto e respirava a pieni polmoni. Poi, muovendo le mani e la testolina dorata, sentenziava soddisfatta: “zi’, c’è l’odore del mare”. Nella scatola inarrivabile erano riposti, semplicemente, i costumi dell’estate precedente. Certe cose s’iscrivono così prepotentemente nella memoria dei sensi, da diventare inscindibili, fondamenta, essenza. Non ci sono discorsi atti a spiegarlo. Ecco, il primo bagno della stagione è come infilare il naso in quel quadrato magico. E in più ha dentro un’attesa densissima, nebbia fitta che si dissolve.

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